I vostri figli non sono vostri

I VOSTRI FIGLI NON SONO VOSTRI

Voi siete l’arco dal quale, come frecce vive, i vostri figli sono lanciati in avanti.
Kahlil Gibran (Gibran Khalil Gibran)

“I vostri figli non sono figli vostri….”, quante volte avremo letto, ascoltato, meditato questa stupenda poesia di Gibran. Nella nostra esperienza genitoriale è stata sempre molto illuminante e stimolante, alimentando la consapevolezza che come adulti, ma soprattutto come sposi, fossimo chiamati ad essere umilmente a servizio della vita che è e rimane Dono meraviglioso da accogliere e di cui prendersi cura. Durante questi primi anni vissuti a Casa Betania come famiglia residente, quando a volte Silvia ci stuzzicava rispetto al fatto di non aver ancora sperimentato la separazione, immaginavamo ingenuamente che quando sarebbe arrivato il momento l’avremmo vissuto “facilmente”, considerando le nostre convinzioni e la nostra esperienza di affidamento. Oggi possiamo capire il senso delle parole di Silvia e ci rendiamo conto del fatto che l’esperienza dell’uscita dei bimbi è il vero banco di prova per una famiglia residente, ed è lì che si prende davvero coscienza della propria funzione, del significato della propria presenza nella casa.
Questi ultimi mesi, almeno da febbraio in qua, sono stati veramente straordinari! Dopo una lunga attesa, che per qualcuno è durata svariati anni, per tutti i bimbi presenti in casa si è improvvisamente aperta una nuova prospettiva. Alcuni sono ormai già nella loro nuova casa, altri stanno per andarci. Quante emozioni, a volte contrastanti, abbiamo vissuto e stiamo vivendo! Tutti, ciascuno a suo modo, a cominciare dai bimbi stessi, quelli che vanno e quelli che restano, i volontari, le educatrici e ovviamente noi con i nostri figli. Emozioni difficili da raccontare, da descrivere nella loro profondità e complessità.
Ad esempio: leggere sul fax appena arrivato dal T.M. i nomi della coppia adottiva: chi saranno? Come saranno? Poi incontrarli, conoscere i loro volti, accogliere i loro sorrisi, raccontargli di quel bambino/a che diventerà loro figlio/a, quel bambino che hanno a lungo desiderato, portato nel cuore, mentre noi lo portavamo nel nostro, mentre noi ce ne prendevamo cura come fosse figlio nostro, accompagnandolo giorno dopo giorno proprio verso questo momento… E’ difficile esprimere quello che passa negli sguardi di due coppie di genitori che si trovano in questa strana posizione: chi ha accolto un bambino che gli è stato affidato ora lo affida all’altra che lo aspettava ed è pronta ad accoglierlo, con la fiducia che saprà prendersene cura per il resto della sua strada…
Accompagnare in casa i nuovi genitori e presentargli il bimbo di appena un anno dicendogli: “ecco mamma e papà!”… oppure, nel caso di bimbi più grandi, introdurre in casa la coppia come amici che vengono a conoscerci e trascorrere un po’ di tempo con noi, per lasciare la libertà di incontrarsi e scegliersi in modo naturale, mentre noi adulti sappiamo bene cosa dovrà succedere e dobbiamo desiderarlo sinceramente…
C’è poi il momento magico della scoperta, della chiarezza, in cui ci si consente reciprocamente di esplicitare le sensazioni e, finalmente, di “chiamare le cose con il proprio nome”. Se si potesse raffigurare quello che gli occhi sembrano disegnare in queste occasioni: la luce che brilla nello sguardo del bambino che vuole comunicarti la gioia di stare con i nuovi genitori, ma allo stesso tempo sente il bisogno di dirti ancora che “ti vuole tanto bene” e si aspetta che anche tu gliene voglia… E’ come un riconoscersi reciprocamente dove ognuno in qualche modo svela l’altro a se stesso…
Al momento opportuno abbiamo fatto alcune chiacchierate familiari, a cena, per annunciare e spiegare a tutti i bimbi le varie tappe che riguardavano in particolare alcuni di loro ma che avremmo vissuto insieme, come famiglia. Anche questi sono momenti molto emozionanti in cui ogni volta emerge in modo sorprendente la loro sensibilità, la loro delicatezza, la capacità di cogliere con naturalezza anche ciò che a noi adulti sembrerebbe complicato da spiegare. Sono occasioni speciali in cui confermarsi a vicenda che siamo una famiglia, che è bello stare e crescere insieme, che ci vogliamo bene ma ognuno deve trovare la sua strada e che quando ci si vuole bene davvero non si può smettere di farlo, anche se ad un certo punto bisogna allontanarsi… così come è importante fargli capire che ci sono tante persone che quotidianamente si preoccupano per loro (p.e. il “giudice dei bambini”) e si sforzano di prendere le decisioni più opportune per il loro bene, e questo richiede tempo e pazienza…
Come descrivere la commozione che si prova nel dire a V., ormai grande, seduti su un prato del parco, che finalmente la sua attesa è finita, che la famiglia che ha tanto desiderato è arrivata, che i suoi sogni si sono avverati…. dopo aver a lungo accolto e raccolto le sue preoccupazioni, le sue ansie, le sue lacrime notturne… e ora contemplare finalmente la gioia che sboccia nel volto e ti inonda… ammirare insieme il mistero della nostra storia che, come quella del seme durante il lungo inverno, proprio mentre sembra inaridita e desolata in realtà sta preparando sviluppi nuovi e inattesi, perché qualcuno continua a pensarci, ad amarci, anche se non lo sappiamo e non lo sentiamo…
Incontrarsi, camminare insieme, salutarsi, accogliere e lasciar andare, portare nel cuore, sperimentare la comunione… ingredienti fondamentali dell’amore in tutte le sue sfaccettature, l’amore che si incarna nel prendersi cura della vita, di ogni vita che ci viene affidata, ed in questo diventa generativo: cosa significa davvero essere genitori se non questo? In queste esperienze straordinarie ci si rende conto fino in fondo del fatto che siamo chiamati proprio a metterci a servizio della vita con l’umiltà e la fiducia di chi crede profondamente che il vero Padre-Madre è qualcun altro, è il Signore della Vita!
Ecco, in questo tempo speciale possiamo ringraziarlo con più consapevolezza, e con Lui Silvia e Giuseppe e tutta la Comunità di Casa Betania, per averci chiamato a vivere questa missione di famiglia residente. Solo pochi mesi fa, dinanzi al malessere che i bimbi esprimevano in tanti modi, abbiamo rischiato più volte di scoraggiarci domandandoci: “ma allora che ci stiamo a fare qua!”. Oggi la serenità con cui stanno spiccando il volo è una risposta chiara e forte: è segno che, nonostante i tanti nostri limiti ed errori, l’esperienza familiare vissuta insieme (un insieme fatto di tanti volti, non solo i nostri) ha reso il loro cuore disponibile all’incontro con i nuovi genitori, li ha resi capaci proprio di partire per iniziare questa nuova avventura. Crediamo che questo sia il cuore della nostra presenza qui e in fondo il cuore di Casa Betania.
Arnaldo e Justina

Il brano completo

I vostri figli non sono figli vostri… sono i figli e le figlie della forza stessa della Vita.
Nascono per mezzo di voi, ma non da voi.
Dimorano con voi, tuttavia non vi appartengono.
Potete dar loro il vostro amore, ma non le vostre idee.
Potete dare una casa al loro corpo, ma non alla loro anima, perché la loro anima abita la casa dell’avvenire che voi non potete visitare nemmeno nei vostri sogni.
Potete sforzarvi di tenere il loro passo, ma non pretendere di renderli simili a voi, perché la vita non torna indietro, né può fermarsi a ieri.
Voi siete l’arco dal quale, come frecce vive, i vostri figli sono lanciati in avanti.
L’Arciere mira al bersaglio sul sentiero dell’infinito e vi tiene tesi con tutto il suoi vigore affinché le sue frecce possano andare veloci e lontane.
Lasciatevi tendere con gioia nelle mani dell’Arciere, poiché egli ama in egual misura e le frecce che volano e l’arco che rimane saldo.
Kahlil Gibran (Gibran Khalil Gibran)