Una comunità in preghiera

Qualche giorno fa, in una telefonata, la mia mamma (Silvia) mi diceva: il gruppo del giovedì di preghiera di Casa Betania continua a condividere il suo momento di spiritualità anche a distanza. Ma pensi che potremmo fare qualcosa di più per la comunità in questo tempo?
Mi è sembrata una domanda tenerissima ma non ho trovato subito la risposta. Mi ha salutato dicendo: bisogna riflettere e pregare.
Nel pomeriggio ho poi ricevuto un’altra telefonata, di Elena, una persona cara e amica di Betania: Vi pensavo. Come state? Voi, i vostri educatori, siete in prima linea in questo tempo, in questo nostro Paese. Ma anche noi, più anziani e fragili abbiamo il dovere di fare la nostra parte. Innanzitutto di restare a casa. Ma poi… possiamo pregare per voi. Mi ha commosso.
Poi è venuta sera, e notte piena. Sono stata raggiunta dalla telefonata di Sabrina da una delle piccole case che ospitano i bambini con grave disabilità: A. ha la febbre alta e i valori della saturazione non sono buoni. Abbiamo sentito il medico e consiglia di chiamare il 118 o al massimo attendere domani mattina per contattare la ASL. Tutta l’equipe è collegata via skype per la supervisione, ciascuno connesso dalla propria casa; siamo preoccupati, insieme abbiamo deciso che sia opportuno chiamare l’ambulanza.
Raggiungo la casa in pochi minuti. E’ passata la mezzanotte. Ci sono Francesca e Genni.
La preoccupazione per A. è palpabile. Ma le due donne sono svelte e attente. Preparano le cose che occorrono per andare in ospedale, cambi, pigiamini, documenti, presidi sanitari per il tragitto, medicinali. E al contempo, hanno lo sguardo sugli altri bambini e ragazzi della casa: A. dorme, S. deve finire la somministrazione, si rimboccano le coperte ai piccoli.
Prendo lo zaino rosso. Lo dico all’equipe, si sa questo è uno zaino portafortuna, delle grandi occasioni! Mi dice Francesca.
Lo dico all’equipe??? A mezzanotte???’ Lo zaino????
Eh sì, perché l’equipe tutta è lì, ancora collegata in quella videochiamata che era iniziata alle 21,30 per la supervisione, tutta vicina ad A. e a chi si sta prendendo cura di lei, in attesa dell’ambulanza, in attesa di cenni di miglioramento. Pronta.
Chi accompagna A. in ospedale? Francesca che si è già trattenuta dopo il suo orario di lavoro si è detta disponibile. Ma dallo schermo in diversi si offrono di andare al suo posto: eccomi, abito a due passi ti raggiungo in pochi minuti, tu sarai già stanca…
Una gara di solidarietà. Qualcuno non può, deve tutelarsi un po’ di più e si strugge di non poter essere in prima linea. Ma la sua presenza a distanza ed il suo incoraggiamento valgono molto. Parte Francesca.
Arriva l’ambulanza e poi in ospedale. Triage, tampone (per il covid-19), prelievo, lastra. Una persona deve restare con A. che sarà ricoverata ma non potrà uscire dall’ospedale per le prossime 24 ore in attesa dei risultati.
Francesca non ha esitazione: resto io. Eppure deve fare i conti con la sua famiglia, i figli, e la preoccupazione. Ma la sua risposta al fianco di A. è pronta: resto io.
Sono le prime ore dell’alba quando rientro a casa. Ho il cuore colmo di gratitudine e di commozione per le donne e gli uomini di Casa Chala, per quel prendersi cura, per quell’essere presenti accanto ai piccoli con forza e tenerezza nonostante la paura, la stanchezza, e le altre mille piccole e grandi responsabilità personali e familiari cui ciascuno è chiamato a rispondere, per quella dimensione di solidarietà e di condivisione che si respira nell’equipe.
E mi sovvengono i volti della mia mamma e di Elena. Penso che tra qualche ora le chiamerò per chiedere loro una preghiera speciale, per i bimbi e ragazzi delle nostre case e per i nostri operatori.
O forse… potremmo pensare ad una comunità in preghiera che sostiene la comunità che è all’opera.

Le ventiquattrore sono trascorse. Il tampone di A. è negativo. Possiamo tirare tutti un sospiro di sollievo. Francesca nella sua veglia ha ricevuto innumerevoli messaggini, per sapere come stesse A. ed anche lei, una battuta spiritosa per passare il tempo, un grazie venuto dal cuore. E’ uscita dall’ospedale stanchissima. Ma Marilisa è venuta a darle il cambio per le successive ventiquattro ore e Stefania l’attendeva con la macchina per portarla a casa. Questo succedeva a Casa Chala.
Ma anche Piccola Casa si è trovata ad affrontare più di una emergenza in questo tempo. Oggi due suoi bambini sono ricoverati in ospedale. Casa sull’albero ha dovuto sostenere l’isolamento di un giovane febbricitante. E così è stato per Casa di Marta e Maria. Agli educatori ed operatori tutti è richiesta una presenza straordinaria e la loro risposta è commovente.
A questa comunità all’opera forse possiamo mettere accanto una comunità che prega.

Una comunità in preghiera
Se lo desideri puoi stare accanto alla comunità di Casa Betania con la preghiera.
Si sta costituendo un piccolo gruppo di persone che, in questo tempo in cui siamo chiamati a restare in casa, accompagna e sostiene la vita dei bambini e delle mamme di Casa Betania, Casa Marta e Maria e delle 3 piccole case, dei volontari, degli educatori, degli amici tutti, attraverso la preghiera personale.

Se vuoi unirti nella preghiera
Nel silenzio della tua casa e nell’intimità della tua preghiera puoi tenere presenti i volti, le storie, i bisogni e le fragilità di piccoli e grandi della nostra comunità.
Potrai essere inserito in un gruppo whatsapp e riceverai una volta alla settimana tutte le intenzioni raccolte in questo tempo.
Se vuoi unirti nella preghiera puoi inviare un messaggio a Matilde al numero di telefono 3470920558.

Se vuoi affidare una persona o una situazione alla comunità in preghiera
Puoi affidare al gruppo della comunità in preghiera una persona, un bimbo o una mamma, un volontario, un educatore o un amico, una situazione di cui sei venuto a conoscenza. Si avrà cura di tutelare la privacy e la riservatezza.
Puoi inviare a Silvia un messaggio al numero di telefono 3338536014.