Sono inciampata in questa gioia

TUTTO NACQUE ad aprile del 2014 quando, spinta da un’amica a realizzare il desiderio di mettermi in gioco, sono “inciampata” in questa realtà. Come molte volte ho sentito dire in questo periodo, avvertivo il bisogno di dare, a chi era meno fortunato di me, un po’ del mio tempo e della mia “ricchezza”. E, come molte altre volte ho sentito dire, è stato molto più quello che ho ricevuto di quello che ho dato.
Era la prima volta che entravo in una casa famiglia e in realtà mi è subito sembrata più una famiglia casa. C’era davvero un forte senso di famiglia, di unione e di partecipazione corale a tutto ciò di cui una casa ha sempre bisogno. E in questi quattro anni – ormai tutti sanno che il mercoledì pomeriggio non ci sono per nessuno perché vado a Casa Betania – ho visto passare tanti ragazzi; li ho visti crescere, aprirsi agli altri, superando sempre quell’inevitabile diffidenza iniziale nei confronti delle persone che si alternano nell’arco della settimana. Inizialmente chiedevo se non fosse destabilizzante questo variare di volontari con cui i ragazzi si relazionavano ogni giorno. Ma oggi posso certamente dire che, con ognuno di noi, hanno un rapporto diverso, prendono e danno cose diverse, come in ogni relazione è giusto che sia. Sono altri i punti fermi che hanno e che sono sempre presenti.
Ricordo ancora con gioia quando – ero entrata da poco e facevo le riprese da scuola sul pullman con Romolo e un’altra volontaria – Elisa, dovendo scegliere da chi farsi accompagnare in palestra, disse “la bionda”. Ero io!
E molto orgogliosamente ero scesa con lei dal pulmino. Cominciavo ad avere un mio ruolo all’interno di questo mondo particolare e speciale dove, con mio stupore, la serenità e la gioia erano sempre presenti e si potevano
toccare con mano.
Non immaginavo proprio che dietro a ogni storia difficile ci fosse ancora la capacità di sorridere, scherzare, gioire e avere fiducia nel prossimo. È un grande insegnamento quello che i ragazzi ci sanno dare ogni giorno.
Da ogni brutta esperienza può sempre nascere qualcosa di completamente diverso. Non bisogna mai smettere di crederci.
Un’altra cosa molto bella che mi è rimasta nel cuore e che vorrei condividere è quando, una sera, sono stata a cena nella casa con mio marito e i nostri due figli adolescenti i quali, una volta usciti da lì, mi hanno ringraziato per la bella serata che gli avevo fatto vivere. E pensare che credevo di doverli ringraziare io!
E quanta emozione quando ho vissuto la prima adozione di un nostro bimbo, vedere la gioia dei nuovi genitori e la felicità del nuovo figlio, in questo rapporto di esclusività che tanto avevamo atteso.
Ecco, in estrema sintesi, quello che per me è Casa Betania. Ho trovato tanti amici, tanta solidarietà e voglia di costruire insieme qualcosa di duraturo, così come il piacere di stare insieme e il sapere di poter contare sempre su qualcuno.

Francesca Porro

Questo articolo è stato pubblicato sul numero speciale “25 anni di Casa Betania” della rivista Di Tutti i Colori. Puoi scaricare e leggere l’interno numero cliccando qui