La direzione della storia

Ciò che sconcerta e, a tratti, indigna è il tentativo di allontanare la verità sulla migrazione dai pensieri della gente e dare così spazio al qualunquismo, alle paure, alle diffidenze, al rifiuto.
In questo esercizio intellettualmente triste si innesta la strategia politica del tranquillizzare l’opinione pubblica portando sul tavolo il calo degli sbarchi, l’aumento delle ruspe, la semina dei daspo urbani.
Quello migratorio, dice “il nuovo” che abita oggi i palazzi del potere, è un fenomeno in via di soluzione e la presenza di stranieri nelle città è stato un brutto sogno. Ora, aggiunge, si può perfino sfidare l’Onu perché con le scelte compiute in Italia si riporterà ordine e disciplina.

Sì, la pericolosa invasione sta per essere respinta. Festeggiamo Natale.

Ma è proprio così? Nulla viene detto delle atrocità subite da uomini, donne e bambini nei luoghi delle partenze via mare e ora diventati luoghi “concordati” di ritorni forzati. Si tacciono le sofferenze e le umiliazioni di coloro che, via terra, tentano altre strade per sfuggire alla disperazione.
Sempre pronto “il nuovo” del potere a giustificarsi dicendo che una parte consistente di quanti fuggono dalla disperazione è fatta da “palestrati”.
Sempre pronto a puntare l’indice solo contro l’egoismo comunitario europeo, mai con la stessa forza contro quelli dei singoli Paesi membri dell’Ue, compreso il proprio.
Sempre pronto a chiamare buonista chi pensa che i migranti siano persone con la stessa dignità e gli stessi diritti e doveri di un qualsiasi cittadino.
Sempre pronto ad additare i costruttori di muri e di reticolati di filo spinato come esempi da imitare. Sempre pronto a dire ‘aiutiamoli a casa loro’ quando è nota la distruzione provocata dalle armi, dagli interessi,dagli “ismi” occidentali.
Ma quale futuro si scrive con i muri, i reticolati, le ruspe, i daspo urbani?
Quali soluzioni possono venire da una strategia che umilia – in modo differente ma sempre grave – sia chi si trova da una parte di una linea di separazione sia chi si trova dall’altra? Alzando le barriere, documenta la storia, nessuno vince, tutti perdono. Muri e reticolati sono una sconfitta anche per chi li costruisce, per chi li applaude. Per chi non dice niente. Non si salva l’umanità chiudendola in una fortezza: la si illude, la si tradisce, la si deruba dell’anima. Il muro, non solo quello visibile, è il frutto di una menzogna con se stessi prima che con gli altri. E la prima menzogna è quella di ritenersi uomini quando si considerano e si trattano altri uomini come numeri, come percentuali, come dati statistici. Come merce non richiesta e non gradita da rispedire al mittente.
Questo numero di ditutticolori che esce alla vigilia di Natale risponde alla menzogna sulla migrazione con il pensiero e con la vita che si esprimono in una narrazione impastata di passione per la verità. È lo stile di Casa Betania che chiede di guardarsi dentro, di interrogare la propria coscienza dopo averla liberata dalle ideologie . Uno stile che si illumina ancor più a Natale nel dire che la fragilità di una famiglia migrante ha cambiato la direzione della storia.
E se i migranti fossero il segno che la storia dell’uomo sta cambiando direzione? Fermeremo questo camino con i muri, il filo spinato, le ruspe e i daspo urbani? La risposta è in un supplemento di umanità come queste pagine del numero di dicembre del ditutticolori ancora una volta testimoniano.
Paolo Bustaffa

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