Auguri di Natale 2025

Non può dormire Maria.
Giace rannicchiata sul giaciglio di paglia.
La notte è buia, la stalla fredda.
La schiena, le spalle, i lombi dolenti per la maternità e quell’andare a dorso d’asino per giorni.
Le labbra gonfie, le gote pallide, tiene stretto in un abbraccio il ventre gonfio.
“Avrò latte zuccherino e panni caldi? e storie e ninne nanne da sussurrare?
Saprò abbracciarlo senza trattenere, e amare senza nulla chiedergli?
Potrò insegnargli i primi passi e lasciarlo poi camminare lontano?
O incoraggiare le prime parole e ascoltarne un giorno di scomode e rivoluzionarie?”

Non può dormire Giuseppe.
E’ seduto accanto a lei, al suo fianco.
Nella penombra ne scorge appena il profilo, la sente respirare e un po’ tremare.
Le accarezza piano i capelli. Tiene la bisaccia lì vicino con un po’ d’acqua alla bisogna. Ed il bastone.
Si aggiusta il mantello sulle spalle, in questa notte, stanche e curve.
“Saprò portare pane e latte alla nostra tavola ed offrire un giaciglio da non spartire con le bestie?
Potrò insegnargli a lavorare il legno? A levigare, intagliare e assemblare pazientemente?
Ad alzarsi all’alba e fermarsi al tramonto?
A tenere gli occhi aperti nonostante la polvere di legno, e le mani operose nonostante le schegge?”

Non può dormire Sebastian.
Se chiude gli occhi pensa alla sua terra, ai profumi, ai colori, ai rumori, alla sua casa, alla sua famiglia, alla mamma. Persino al suo maestro.
Quando li apre, ripiomba in quella stanza, in una piccola casa famiglia romana. Dove tutto è lontano e molto è nostalgia. Ma è da qui che deve ripartire. Ed imparare a conoscere una nuova terra, una nuova lingua, e trovare casa e magari affetti. Ma come?

Non può dormire Karen.
China sui libri di storia, che domani c’è il compito. Non ha potuto studiare molto, c’è la piccina che le chiede tante attenzioni e tutti quei pensieri, di spazio nella testa ne resta poco per la Rivoluzione Francese e Napoleone. In questa casa si è trovata bene, le educatrici, le volontarie, le altre mamme. Ma domani? Che ne sarà domani?

Non può dormire Giacomino.
“Puoi lasciare l’abat-jour accesa? E sederti un po’ qui accanto a me? E tenermi la mano? E quando mi addormento non andare via… Mi stringi le coperte? Quando arriva la mia mamma? Quando arriva la mia mamma…”

Da togliere il fiato. Un dolore acuto e puntuto le attanaglia il ventre.
Sudore freddo le scorre lungo la schiena e le imperla la fronte.
Incassa il capo nelle spalle, serra le labbra e stringe i pugni, lacrime scendono mute lungo le guance.
Nascerà questa notte. Maria ora lo sa.
Annoda i capelli sulla nuca, si asciuga il volto, si rimbocca le maniche e si prepara ad attendere la prossima spinta.
Giuseppe è con lei.

E’ nel cuore della notte che viene alla luce.
Giuseppe lo avvolge nel mantello e lo adagia piano tra le braccia di Maria.
Il piccolo strofina il naso sul suo seno e presto inizia a succhiare latte caldo.
Maria intona lieve un canto.
Sulla capanna sorge una stella.

Ha detto proprio così: “Mi piacerebbe accompagnarti per un po’. C’è posto nella mia casa.”
Abbiamo condiviso tanto in questo tempo, passeggiate in montagna e concerti, confidenze in tenda, discorsi sulla politica e discussioni, ricette ai fornelli e canzoni. Io gli ho raccontato della mia terra e lui della sua famiglia. Io delle mie paure, lui dei suoi sogni.
Ed ora, c’è posto nella sua casa. Io giovane accolto in casa famiglia e lui volontario appassionato.
La sua casa, la mia casa. La sua vita, con me. La mia, con lui. Un po’ come padre e figlio.
Sul viso di Sebastian si apre un sorriso.
Su Casa Betania brilla una stella.

“Karen, siete pronte? Lucia è venuta a prendervi”.
Karen è raggiante. Indossa un maglione rosso ad onorare il Natale e come lei la sua piccina allacciata al fianco. Prende le giacche e la stella di Natale che porterà in dono, infila nella borsa due pacchettini per le figlie di Lucia ed il libro di storia. Forse troverà tempo per ripassare. Oggi il pranzo di Natale è a casa. A casa di Lucia e delle sue figlie. Da qui in poi, un po’ anche casa sua.
Sopra il cielo di Casa di Marta e Maria si è accesa una stella.

“Arriva presto Giacomino. Arriva presto.
Custodisci l’attesa. Come lei sta facendo.
Ti va se impastiamo qualche biscotto? Un piccolo dono da prepararle per quando arriverà.”

Anche lei si sta preparando, non sa ancora il tuo nome, non conosce il tuo volto, ma lo vedi quel puntino tenue lassù nel cielo? Sta nascendo una stella.

Buon Natale.
Il cielo è pieno di stelle. E c’è una cometa.

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