Con gli occhi dell’attesa: Buon Natale

In diversi stupendi mosaici di Padre Marco Ivan Rupnik è rappresentata la Natività.
Oltre la bellezza dell’insieme sorprende in queste opere d’arte il particolare degli occhi del bimbo, della madre e del padre.
Sulla stessa linea gli occhi del bue e dell’asino.
Nessun accenno al sorriso.
Prevale in tutti l’espressione della pensosità.
Eppure dovrebbero essere occhi che esprimono gioia per quanto sta accadendo.
Cosa vorrà trasmettere l’artista con questa sua scelta? Le risposte possono essere diverse ma una viene spontanea accostando la scena della Natività ad altre scene che ogni giorno i media propongono nel mettere davanti agli occhi di chi guarda gli occhi smarriti di persone sofferenti, disorientate, immigrate.
In quegli occhi ci sono infinite storie di un’umanità in cerca di speranza, di un segno di fraternità.
Sono gli occhi dell’attesa.
Sono sguardi, ancora incerti e dubbiosi. Attendono un segno, pronti a trasformarsi in sorrisi oppure in pianti.
Ecco, gli occhi dell’attesa nella capanna di Betlemme, dipinti da Rupnik, sono gli occhi dell’attesa su un barcone che viene rimorchiato in alto mare verso una prima salvezza.
Sono gli occhi dell’attesa su altri barconi in balìa delle onde dell’indifferenza e del rifiuto.
Non c’è alcun accenno di sorriso.
Traspare solo la fragilità dell’attesa con la sua domanda di speranza.
C’è soprattutto l’attesa di altri occhi da incrociare per capire se quella che verrà sarà gioia o altra sofferenza.
Poi arriveranno le parole e i gesti.
Natale è un incrociarsi di sguardi, un incrociarsi di domande e di risposte, un incrociarsi di volti.
Rupnik si ferma volutamente all’istante dell’attesa che è come una scintilla che potrebbe diventare fuoco oppure spegnersi.
A chi guarda è lasciata la scelta di far irrompere la gioia oppure di fermarla sulla soglia.
Gli occhi sono in attesa.
Nel mosaico della Natività l’artista invita a leggere quegli occhi ma anche a lasciarsi leggere da quegli occhi.
Occhi che, su barconi di mare e di terra, sono in attesa di un po’ di luce dopo tanto buio.
Il mosaico di Rupnik e il mosaico del mondo si affiancano e lanciano un appello attraverso l’espressione di tanti occhi in attesa.
Richiamano l’appello venuto da un uomo pensante come Sant’ Agostino:
“ambula per hominem et pervenies ad Deum” ,
“passa attraverso l’uomo e arriverai a Dio”.
Il sentiero che porta a Dio attraversa l’umano.
Per Lui passi a Lui vai.
Come dire che gli occhi dell’attesa dell’uomo sono gli occhi dell’attesa di Dio.
Natale è l’incontro tra le due attese.
Gli occhi dell’attesa diventano gli occhi della gioia.

Paolo Bustaffa

(direttore del periodico “Ditutticolori” di Casa Betania e Accoglienza onlus)

 

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