Ci dicevamo spesso

Il brano è stato letto da Silvia nella S.Messa celebrata per accompagnare Giuseppe alla Casa del Padre ed è pubblicato – insieme ad altri brani dedicati a Giuseppe – sull’ultimo numero del giornalino Dituttiicolori, disponibile presso la segreteria.

GIUSEPPE CI DICEVAMO SPESSO…
Ciao Giuseppe ho pensato che quello che avevo nel cuore non poteva rimanere dentro, andava condiviso come ci siamo sempre
detti. Anche se oggi è più faticoso.
Poche parole.
La prima cosa di cui voglio ringraziare il Signore è il dono della tua persona, mi hai fatto aspettare un po’ tanto prima di dirmi il tuo sì, ben 7 anni, ma il Signore è stato grande.
La grandezza di questo dono che il Signore ci aveva fatto ci ha sempre spinti nel far sì che questo amore non fosse solo per noi ma potesse essere messo in qualche modo in circolazione e così è stato.
All’inizio del nostro incontro mi hai fatto il dono della tua fede e così siamo cresciuti insieme, alimentandoci reciprocamente alla luce della Parola e delle tante persone buone che il Signore metteva sul nostro cammino.
Abbiamo cercato di dare spazio a quello dei due che in quel momento aveva più coraggio e l’altro si metteva dietro, ma sempre insieme. Come in montagna: il tuo passo non era quello mio. Arrivavi. Mi aspettavi e godevamo dello stare insieme.
Avevamo fatto una promessa quando ci siamo sposati: che non ci saremmo addormentati senza prima esserci riconciliati, le lancette dell’orologio sono andate spesso molto avanti ma poi si tornava all’abbraccio.
Posso dire di aver avuto e conosciuto la tua dolcezza, la tua tenerezza, il tuo affetto, sempre. Ed oggi il vuoto è incolmabile.
Dovrò imparare a camminare sapendoti al mio fianco ma senza tenere le nostre mani unite, dovrò imparare a cercarti nel silenzio e continuare a gioire per le tante cose belle vissute insieme.
Abbiamo condiviso tutto: gioie, preoccupazioni, entusiasmi, fatiche, la tua creatività diventava la mia e la mia diventava la tua.
Ti ricordi quanto ci siamo soffermati sul brano della “Familiaris consortio” che diceva che i figli sono il segno indelebile dell’amore dell’uomo e della donna. Guardandoli spesso la sera mentre dormivano abbiamo sempre colto l’intensità di quella parola. I figli: un dono grande incommensurabile che il Signore ci ha fatti e che abbiamo potuto anche allargare a tanti figli che oggi sono qui per salutarti. Un dono grande quello della paternità e della maternità di cui siamo grati al Signore.
Come quindi non ringraziare di una vita così? Ci dicevamo spesso che il Signore era stato buono con noi, che non meritavamo tanto. Ed è vero.
Questo è il momento della prova: seppur separati dobbiamo continuare a sorridere e a ringraziare.
Diciamo allora con i nostri amici qui riuniti la preghiera con cui insieme cominciavamo e finivamo la nostra giornata.

Grazie, Signore, perché ci hai dato l’amore

capace di cambiare la sostanza delle cose.
Quando un uomo e una donna
diventano uno nel matrimonio
non appaiono più come creature terrestri
ma sono l’immagine stessa di Dio.
Così uniti non hanno paura di niente.
Con la concordia, l’amore e la pace
l’uomo e la donna sono padroni
di tutte le bellezze del mondo.
Possono vivere tranquilli,
protetti dal bene che si vogliono
secondo quanto Dio ha stabilito.
Grazie, Signore,
per l’amore che ci hai regalato.
S. Giovanni Crisostomo

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