Un dono stupendo tra le nostre mani

L’abbiamo tenuto stretto tra le mani, coltivando sogni.
Questo piccolo appartamento posto al primo piano del civico 12 di Via delle Calasanziane, proprio sopra Casa Betania e vicino di piano della Casa di Marta e Maria, è stato custodito nelle mani della nostra comunità.
Abitato negli ultimi anni da Silvia e Giuseppe, alla loro partenza, era tornato libero nella scorsa primavera, pronto per un nuovo e fecondo uso.
È iniziato così un percorso di discernimento profondo che ha coinvolto l’intera comunità.
Vi è stato un primo tempo di ascolto attento e premuroso dei bisogni del territorio, per individuare spazi di solitudine e di difficoltà, necessità di servizi di accoglienza e di sostegno.
Ed è stato un fiorire di idee, di desideri di prossimità e di vicinanza, di progetti: una casa per i nonni, un doposcuola, un luogo per incontri di mutuo aiuto e di formazione, una sala giochi o spazio di condivisione aperto anche al territorio, una casa per la semiautonomia delle mamme, un luogo a disposizione per esperienze di residenzialità di famiglie e singoli, una casa per l’accoglienza di ragazzi disabili maggiorenni, una casa per mamme con problematiche psichiatriche, un centro di ascolto per famiglie, un ambulatorio per i senza fissa dimora, una casa per i ragazzi divenuti maggiorenni, uno spazio più ampio per il laboratorio o per il nido d’ape, un centro polifunzionale, una casa di accoglienza per le emergenze, una casa per una comunità di giovani che si formano e prestano servizio.
A dire che la creatività del bene è feconda.

Abbiamo operato una valutazione delle proposte, sviluppato le idee progettuali, verificato la vicinanza alla mission della nostra Cooperativa, la compatibilità con la comunità esistente, la priorità di bisogno sociale, la mancanza sul territorio di servizi sul territorio, la cantierabilità e gli sforzi necessari per partire.
Una riflessione comunitaria lenta e approfondita, una discussione ed un confronto partecipi che finalmente hanno portato ad una scelta: dare vita, forma e corpo al progetto di un casa che possa accogliere una piccola comunità giovanile.
Donne e/o uomini di età compresa tra i 21 ed i 30 anni che desiderino per un congruo periodo di vita (dai 9 ai 12 mesi) «allenarsi» alla condivisione, alla partecipazione, al servizio verso i più fragili nella riscoperta del dono della vita in comune.
Nel territorio, nella città cogliamo il bisogno di ricostituire un «capitale sociale» giovanile, di immettere nel corpo della società la scoperta della prossimità e della reciprocità. Fare esperienze di «vita buona» è oggi un’urgenza culturale, che è inclusa nella missione sociale di chi serve i più fragili.
Nella nostra esperienza di comunità abbiamo colto la preziosità e la bellezza di una presenza giovanile tra i volontari, anche del servizio civile, i tirocinanti, gli educatori; una presenza giovanile che è animata da passioni, da entusiasmo, da una dedizione che tutto prende e tutto coinvolge quando incontra valori alti, che dilata il tempo, moltiplica le risorse, porta grandi frutti.
Questa casa, la proposta di una esperienza di comunità giovanile intendono sollecitare questa ricchezza e offrire un luogo in cui viverla.
Un luogo per sperimentare la dimensione della vita comunitaria, della condivisione, della fraternità.
Un luogo per vivere una dimensione di servizio in uno dei contesti di accoglienza della comunità, compatibilmente con gli altri impegni di vita di studio o di lavoro, proporzionato alle proprie capacità, alla fase e alle esigenze delle persone ospiti e al proprio progetto di crescita umana e professionale.
Un luogo di vita semplice e sobrio. In questi mesi si lavora sul progetto, sull’invito da rivolgere ai giovani, sulla casa da rendere accogliente.

Desideriamo poter avviare l’esperienza, con l’accoglienza dei primi giovani, dal prossimo settembre.

Tutti gli altri progetti che abbiamo sognato in questo tempo, restano custoditi nel cuore della comunità. Oggi non possono essere realizzati ma li abbiamo presenti e vicini e magari un domani, chissà.
Ecco, abbiamo stretto tra le mani della comunità il dono di una casa. Seme fecondo nella terra d’inverno.
Ora è tempo del germoglio. È arrivata la primavera.

Matilde