Il Volto nei volti: Buona Pasqua

Il Volto nei volti

Tornano in questi giorni nella mente e negli occhi l’immagine di un grande sasso che rotola lasciando libero l’ingresso di un sepolcro, l’immagine di una corsa di donne per annunciare ciò che non era mai stato annunciato, l’immagine di un irrompere della luce sulla rugiada di un prato di primavera…
La cronaca intanto continua a dire altro. Racconta i volti di bimbi siriani uccisi da chi bombarda una città con armi chimiche, racconta i volti dei morti nella metropolitana di San Pietroburgo, racconta i volti nel fiume umano che tenta disperatamente un passaggio tra muri e reticolati, racconta i volti di cristiani perseguitati, racconta i volti di musulmani che dal Corano non traggono appelli alla violenza, racconta i volti di ebrei che lasciano l’Europa per un risorgente antisemitismo, racconta…
Un’infinita photo-gallery ogni giorno si ripropone in tutta la sua cruda realtà.
Si può anche cambiare canale, voltare pagina ma quei volti non vanno in dissolvenza a meno che qualcuno tenga mente, cuore e occhi sbarrati.
Le domande, accostando le immagini di un mattino di domenica e le narrazioni quotidiane dei media, si fanno insistenti.
Come si può affermare che l’ultima parola non spetta alla morte? Con quali parole, che non siano flatus vocis, è possibile dire che c’è stato e c’è Qualcuno che ha tolto alla morte l’ultima parola?
Con quali parole dire a se stessi e agli altri che questo Qualcuno è vivo anche se asfissiato dai gas, dilaniato da una bomba, annegato in un mare, calpestato e violentato?
E’ troppo difficile capire pienamente le ragioni di un infinito ripetersi della morte e, in particolare, della morte degli innocenti.
Perché? La risposta va cercata.
Viene in soccorso Massiliamo Kolbe che di fronte al cumulo di cadaveri in un campo di concentramento nazista balbettava in ginocchio “…Et Verbum caro factum est…”.
In quei corpi straziati e senza più vita leggeva la Presenza.
Poi il silenzio: non come segno di resa e di rassegnazione ma come segno di ascolto di Chi dopo essere stato percosso, dopo aver sanguinato lungo la strada, dopo essere stato inchiodato è morto ma non ha lasciato alla morte l’ultima parola.
Lo confermano la pietra che rotola, le donne che corrono per portare l’annuncio, la rugiada che brilla nella luce del mattino.
La domanda rimane insistente ma anche si scopre che Qualcuno la sta rivolgendo con insistenza all’uomo.
Forse la pone per chiedere all’uomo di oggi se in quei volti senza vita riesce a vedere un altro volto, il volto chi è morto ma vive.
Non è il vedere del visitatore davanti a un magnifico dipinto ma è il vedere di una persona la cui coscienza in ricerca della verità è attratta dal pensiero dell’ eterno, dal desiderio di Infinito. Un pensiero fecondo da cui scaturisce un appello alla lotta contro il male, generatore di morte, attraverso l’impegno quotidiano per la dignità dell’uomo, per la giustizia, per la pace. Per la speranza.

Paolo Bustaffa

(direttore del periodico “Ditutticolori” di Casa Betania e Accoglienza onlus)